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Tony Servillo e la grande bellezza!

Tony Servillo

Fotogramma del film

La grande Bellezza è l’ultimo film di Paolo Sorrentino, presentato a Cannes 2013

Con Toni Servillo, Carlo Verdone, Carlo Buccirosso, Sabrina Ferilli, Pamela Villoresi e chi più ne ha più ne metta (lui gli attori italiani ce li ha messi quasi tutti!)

Jep (Tony Servillo) è uno scritto e giornalista ironico e cinico, il divo disincantato, il Re di un bestiario. Si definisce nel film non colui che fa le feste ma colui che le distrugge.

Un inizio Felliniano, ma non riuscito bene. Una bellissima regia movimentata e sempre coerente e perfetta.  Una sceneggiatura a tratti divertente. Sorprendete la Ferilli. Ma la storia? Perchè Sorrentino ha voluto raccontare questa storia? Triste, decadente. Gente ricca, infelice. La morte. La paura di invecchiare. L’arrivo dei 65 anni….

Inoltre perchè dura due ore e mezza?

Sorrentino vuole fare l’autore e in questo film pecca di presunzione. C’è di tutto. La Roma da cartolina in tutti i suoi angoli. Tutti gli attori che ha potuto metterci dentro…l’immancabile Servillo.

Uno dei registi Italiani che amavo di più questa volta mi ha deluso.

Si dice abbia un caratteraccio Paolo. Io non l’ho ami conosciuto e non credo alle voci. Ma in questo film…trapela qualcosa di lui che non mi piace affatto: la pesantezza degli autori italiani!

Vale comunque la pensa di vederlo!

Patricia

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di | 23 maggio 2013 · 13:15

E’ STATO IL FIGLIO: I BRUTTI,SPORCHI E CATTIVI DI DANIELE CIPRI’

Nel 1976 Ettore Scola realizzava un’opera eccezionale e disturbante che è rimasto unica nel suo genere per anni. Oggi Daniele Ciprì, dopo il divorzio non privo di polemiche con Maresco, da forma al materiale magmatico delle sue esperienze televisive di “Cinico Tv” e cinematografiche de “Lo zio di Brooklyn” e “Totò che visse due volte”, e realizza un film davvero interessante che sembra finalmente essere un degno figlio di quel capolavoro anni ’70.

Tratto da un romanzo di Roberto Alajmo, il film racconta in un enorme flash back la storia della famiglia palermitana Ciraulo, il cui capofamiglia Nicola (interpretato dal sempre più camaleontico Toni Servillo) si arrangia vendendo ferro vecchio, un lavoro che gli permette a stento di mantenere una famiglia costituita da moglie, due figli e anziani genitori a carico. Lo squallido tran-tran quotidiano viene spezzato dalla tragedia che colpisce la figlia prediletta Serenella, uccisa per errore in un regolamento di conti di mafia. Alla disperazione profonda e sincera di tutta la famiglia, e del capofamiglia in particolar modo, sembra sostituirsi un pizzico di speranza nel momento cui viene prospettata la possibilità di ottenere un consistente risarcimento da parte dello Stato per le vittime innocenti della mafia. Il risarcimento pur ottenuto tarda a materializzarsi, ma Nicola e famiglia iniziano a spendere e fare una marea di debiti con un usuraio. Quando arriveranno i soldi, degli originari 220 milioni ne rimarranno solo 80, che il pessimo Nicola deciderà, supportato alla lunga da tutto il nucleo familiare, di investire in una fantastica  e inutile Mercedes nera, che presto diventerà la sua unica ragione di vita e che lo porterà dritto nella tomba.

Anche se nella pellicola di Scola l’ambientazione era quella delle baraccopoli e del sottoproletariato pugliese-romano degli anni 70, mentre in “E’ stato il figlio” ci troviamo catapultati nella squallida ma meno estrema periferia palermitana di  fine anni 80, il cinismo, l’egoismo,  la cafonaggine, la sporcizia e la bruttezza/ deformità dei personaggi che deflagrano nel momento più drammatico del film sono molto simili e vengono rese sostenibili agli occhi degli spettatori solo dalla chiave fortemente grottesca ed ironica che man mano il film assume. L’opera è proprio in questa seconda parte che acquisisce molto valore dopo una prima parte leggermente compassata. Gli interpreti infatti sono tutti bravissimi, tanto che per una volta Toni Servillo non primeggia in maniera assoluta, e merita da questo punto di vista una particolare menzione Nonna Rosa (Aurora Quattrocchi) e il suo splendido monologo finale. La fotografia scolorita è bellissima e permette a Ciprì di non utilizzare il suo classico bianco e nero e contemporaneamente di non allontanarsene troppo; alcune sequenze sono fortemente simboliche e metaforiche (la tv perennemente accesa che non trasmette mai nulla, il treno che simbolicamente investe Nicola mentre accetta le gravose condizioni del prestito usuraio); la colonna sonora utilizza un paio di canzoni di Nino D’Angelo, e di queste una (dimenticata perla del periodo “caschetto biondo” del cantattore napoletano) sembra porre ironicamente una domanda dubbiosa ai protagonisti del film prima che l’egoismo e l’individualismo più sfrenato esploda:  Chissà si me pienze?

Gianluca

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IL GIOIELLINO

 

Il Gioliellino un film di Andrea Molaioli con Tony Servillo, Remo Girone. Sarah Felberbaum, scritto da Ludovica Rampoldi, Gabriele Romagnoli, Andrea Molaioli

“se i soldi non ci sono inventiamoceli” questa la battuta di Tony Servillo che entrerà nella storia.

“Il Gioiellino” un film di Andrea Molaioli però non credo resterà nella storia.

Sicuramente un film coraggioso sulla Parmalat (chiamato latte ledda)e tutte le sue vicissitudini.

Ma non mi convincono affatto gli attori e nemmeno la regia più che altro da fiction che da film!

Lo stesso Servillo ha sempre la stessa espressione, non vedo un gran lavoro sul personaggio!

Anche la sceneggiatura stessa mi perplime.

Dialoghi scontati.

Un film noioso, il che mi dispiace molto perchè di solito Molaioli è un gran bravo regista!

Patricia

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