L’AMORE AI TEMPI DI HANEKE


Prima scena:  Una porta di una casa viene sfondata dai vigili del fuoco chiamati dagli altri inquilini a causa del fetore proveniente dall’appartamento stesso. In una stanza sigillata con del nastro adesivo scopriranno il cadavere di un anziana donna morta da giorni, distesa sul letto e cosparsa di fiori.

A distanza di tre anni da “Il nastro bianco” Michael Haneke ritorna nelle sale con questo film che come il precedente ha trionfato a Cannes e che affronta con rigore da documentario un tema molto duro, quello della vecchiaia, delle sofferenze e del dolore che questa porta e dell’inevitabile fine.

Anne e Georges, due anziani coniugi parigini, fanno rientro a casa dopo aver assistito ad un concerto. La notte Anne rimane inspiegabilmente per un po’ di tempo con lo sguardo inebetito e fisso nel vuoto. Il problema si ripete in maniera ancora più evidente la mattina successiva quando durante la colazione Anne ha un nuovo e più grave black out che spinge Georges a rivolgersi ai medici.

Ritroviamo Anne direttamente di ritorno dall’ospedale su una sedia a rotelle e con la parte destra del corpo paralizzata. Sarà George a spiegare alla figlia (interpretata dalla sempre brava Isabelle Huppert) il tipo di malattia che ha avuto la madre e che la sua salute non potrà che peggiorare.

Inizia un calvario per l’anziana coppia che vede Georges promettere all’adorata moglie di non portarla in nessuna casa di cura e farsi in quattro pur di cercare di alleviarne le sempre maggiori sofferenze. Ma il dolore, la perdita completa della mobilità e dell’uso delle parola, le strazianti richieste d’aiuto, e infine il rifiuto di bere e mangiare convinceranno Georges a fare un ultimo disperato gesto d’amore nei confronti della moglie.

Haneke gira un’opera che appare subito senza speranza  non solo per i protagonisti ma soprattutto per lo spettatore (che già dalla prima scena sa come andrà a finire) e di un intimità toccante. Il film infatti è completamente girato nell’appartamento dell’anziana coppia (Parigi si intravede solo tra le tende delle finestre) quasi sempre con lunghi piani sequenza ad inquadrature fissa e lo spettatore è l’unico ammesso ad assistere allo “spettacolo” crudele e realistico della malattia; Anne e Georges  non vogliono rendere partecipi nessun altro di questo dramma all’interno del loro universo, figlia compresa.

Haneke si conferma anche con questo film regista capace di scandagliare i comportamenti umani nelle situazioni più estreme. Pur tuttavia  c’è qualcosa che rende questo film diverso dagli splendidi predecessori e lo rendono in qualche modo speciale.  C’è un’umanità e una tenerezza nei confronti dei due anziani coniugi e del loro rapporto affettivo che lo rendono molto emozionante. Certo si tratta sempre di cinema estremo, non facile, ma cinema raro e per questo già di per se meritevole di essere visto.

Di sequenze meritevoli ce ne sono tante tra cui da ricordare quella dell’incubo notturno (suspence tra Hitchcock e il miglior Argento) e quella dell’improvviso divagare e indugiare sui quadri di casa, come per comunicare uno squarcio di bellezza in tanto dolore.

Naturalmente giocano un ruolo fondamentale nella riuscita del film, i due splendidi ottuagenari protagonisti: Jean Louis Trintignant e Emmanuelle Riva, facce da nouvelle vague, che danno anima e soprattutto corpo a due personaggi di straordinario spessore.

Gianluca

 

 

 

 

Lascia un commento

Archiviato in Senza Categoria

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...