Archivi del mese: ottobre 2012

L’AMORE AI TEMPI DI HANEKE

Prima scena:  Una porta di una casa viene sfondata dai vigili del fuoco chiamati dagli altri inquilini a causa del fetore proveniente dall’appartamento stesso. In una stanza sigillata con del nastro adesivo scopriranno il cadavere di un anziana donna morta da giorni, distesa sul letto e cosparsa di fiori.

A distanza di tre anni da “Il nastro bianco” Michael Haneke ritorna nelle sale con questo film che come il precedente ha trionfato a Cannes e che affronta con rigore da documentario un tema molto duro, quello della vecchiaia, delle sofferenze e del dolore che questa porta e dell’inevitabile fine.

Anne e Georges, due anziani coniugi parigini, fanno rientro a casa dopo aver assistito ad un concerto. La notte Anne rimane inspiegabilmente per un po’ di tempo con lo sguardo inebetito e fisso nel vuoto. Il problema si ripete in maniera ancora più evidente la mattina successiva quando durante la colazione Anne ha un nuovo e più grave black out che spinge Georges a rivolgersi ai medici.

Ritroviamo Anne direttamente di ritorno dall’ospedale su una sedia a rotelle e con la parte destra del corpo paralizzata. Sarà George a spiegare alla figlia (interpretata dalla sempre brava Isabelle Huppert) il tipo di malattia che ha avuto la madre e che la sua salute non potrà che peggiorare.

Inizia un calvario per l’anziana coppia che vede Georges promettere all’adorata moglie di non portarla in nessuna casa di cura e farsi in quattro pur di cercare di alleviarne le sempre maggiori sofferenze. Ma il dolore, la perdita completa della mobilità e dell’uso delle parola, le strazianti richieste d’aiuto, e infine il rifiuto di bere e mangiare convinceranno Georges a fare un ultimo disperato gesto d’amore nei confronti della moglie.

Haneke gira un’opera che appare subito senza speranza  non solo per i protagonisti ma soprattutto per lo spettatore (che già dalla prima scena sa come andrà a finire) e di un intimità toccante. Il film infatti è completamente girato nell’appartamento dell’anziana coppia (Parigi si intravede solo tra le tende delle finestre) quasi sempre con lunghi piani sequenza ad inquadrature fissa e lo spettatore è l’unico ammesso ad assistere allo “spettacolo” crudele e realistico della malattia; Anne e Georges  non vogliono rendere partecipi nessun altro di questo dramma all’interno del loro universo, figlia compresa.

Haneke si conferma anche con questo film regista capace di scandagliare i comportamenti umani nelle situazioni più estreme. Pur tuttavia  c’è qualcosa che rende questo film diverso dagli splendidi predecessori e lo rendono in qualche modo speciale.  C’è un’umanità e una tenerezza nei confronti dei due anziani coniugi e del loro rapporto affettivo che lo rendono molto emozionante. Certo si tratta sempre di cinema estremo, non facile, ma cinema raro e per questo già di per se meritevole di essere visto.

Di sequenze meritevoli ce ne sono tante tra cui da ricordare quella dell’incubo notturno (suspence tra Hitchcock e il miglior Argento) e quella dell’improvviso divagare e indugiare sui quadri di casa, come per comunicare uno squarcio di bellezza in tanto dolore.

Naturalmente giocano un ruolo fondamentale nella riuscita del film, i due splendidi ottuagenari protagonisti: Jean Louis Trintignant e Emmanuelle Riva, facce da nouvelle vague, che danno anima e soprattutto corpo a due personaggi di straordinario spessore.

Gianluca

 

 

 

 

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La collina dei Papaveri:Evento unico il 6 novembre 2012

Il nuovo capolavoro di animazione di Goro Miyazaki evento unico a Roma il 6 novembre 2012.

Ancora una volta lo Studio Ghilbi produce un esilarante capolavoro di creatività e poesia, con bei disegni e molta atmosfera.

E’ possibile prenotare il biglietto online anche ora sul sito http://www.luckyred.it

ecco una clip del film: http://www.youtube.com/watch?v=Z3KOa5kpgJc&noredirect=1

Chi è Goro Miyazaki? Un geniale ragazzo giapponese che si è fatto conoscere già con vari opere: Il castello errante,Ponyo, Totoro, Arrietty.

Tutti film d’animazione imperdibili.

La collina dei papaveri sarà inoltre presentato nella sezione Movie del  Lucca Comics & Games il 4 novembre presso il Cinema Centrale alle 14.45 introdotto dal dibattito a cura di Gualtiero Cannarsi e Giulia Tarquini.

l film descrive le vicende dei due protagonisti Umi e Shun e del forte legame di  amicizia che si sviluppa tra loro quando decidono di unire le forze per salvare il loro vecchio liceo dalla demolizione.

Campione d’incassi in Giappone nel 2011 e vincitore del premio per la Migliore Animazione

Insomma ha tutti i requisiti per essere un ottimi film d’animazione, peccato ci sia solo un giorno!Quanti potranno vederlo?

Patricia

 

 

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Io e te: torna Bertolucci dopo 9 anni!

 

Come appasionata di Godard non potevo non essere una fan anche di Bernardo Bertolucci.

Dopo 9 anni di assenza, torna Bertolucci con tutti i suoi temi.Molti punti di contatto con il suo ultimo film “The dreamers”. Anche qui ci troviamo davanti attori giovani ed uno spazio chiuso. Anche qui si fa cenno al complesso di Edipo e all’innamoramento, seppur in maniera totalmente diverso, tra fratelli.

Ma “Io e te” è tratto dal libro di Niccolò Ammaniti, e con la sceneggiatura scritta da Bertolucci, Contarello, Marsciano e Ammaniti è un film riuscito!

Il film racconta la storia del quattordicenne Lorenzo che ha palesi difficoltà di rapporto con i coetanei. Ma forse il suo problema più grande è l’incomprensione dei genitori, che vorrebbero avere un figlio normale.

Così Bertolucci apre con una scena, deludente forse rispetto al film, in cui il ragazzo parla con lo psicologo che apputo sottolinea la sua diversità.

Così Lorenzo coglie l’occasione che gli si presenta: a scuola organizzano la gita in Montagna. Lui fingerà di partire facendo felici i genitori e si chiuderà in cantina con Tex, libri e formiche!

Il film comincia qui. Momenti magici e poetici ed emozionanti si susseguono.

L’ingresso della sorellastra Olivia tossicomane ricorda molto Godard, il suo stile a cui da sempre si ispira. Coperta da un grande cappotto che la fa sembrare un gorilla, scopre improvvisamente una chioma folta di capelli bondi!Questo è cinema!

Insomma possiamo dirlo il grande regista di Parma ritorna dopo anni di silenzio con il suo sedicesimo lungometraggio e ancora una volta ci lascia senza fiato.

Grazie a un casting accurato, che gli ha permesso di scegliere due corpi e due volti che si imprimono immediatamente nella memoria dello spettatore, due giovani esordienti Tea Falco e Jacopo Olmi.

Un film che ancora una volta si svolge in un luogo chiuso. Questa volta è una cantina. Ma è propio lì che Lorenzo comincierà a scoprire la vita e ad aprirsi.Lorenzo porterò con se un formicaio. Ma a differenza delle formiche con una vita sociale rigidamente strutturata, Lorenzo e Olivia sono due personalità che hanno cercato, ognuna a suo modo, di sfuggire al vivere comune. Incompresi ognuno a suo modo. Unici e soli.

Bertolucci riesce sempre ad essere profondo,a d avere un suo punto di vista. Devo dire che stavola ha scelto un romanzo che non mia aveva convinto. MA è riuscito a migliorarlo. Nell’atmosfera, nella poesia e anche nella profondità. ovviamente è un film d’autore, per cui non è un film per tutti. Chi ama solo i film d’azione non lo

vedrà di sicuro.

Insomma Maestro è tornato alla grande ora aspettiamo il prossimo che a quanto pare, sarà un colossal!

W Bertolucci e il buon cinema Italiano

Patricia

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E’ STATO IL FIGLIO: I BRUTTI,SPORCHI E CATTIVI DI DANIELE CIPRI’

Nel 1976 Ettore Scola realizzava un’opera eccezionale e disturbante che è rimasto unica nel suo genere per anni. Oggi Daniele Ciprì, dopo il divorzio non privo di polemiche con Maresco, da forma al materiale magmatico delle sue esperienze televisive di “Cinico Tv” e cinematografiche de “Lo zio di Brooklyn” e “Totò che visse due volte”, e realizza un film davvero interessante che sembra finalmente essere un degno figlio di quel capolavoro anni ’70.

Tratto da un romanzo di Roberto Alajmo, il film racconta in un enorme flash back la storia della famiglia palermitana Ciraulo, il cui capofamiglia Nicola (interpretato dal sempre più camaleontico Toni Servillo) si arrangia vendendo ferro vecchio, un lavoro che gli permette a stento di mantenere una famiglia costituita da moglie, due figli e anziani genitori a carico. Lo squallido tran-tran quotidiano viene spezzato dalla tragedia che colpisce la figlia prediletta Serenella, uccisa per errore in un regolamento di conti di mafia. Alla disperazione profonda e sincera di tutta la famiglia, e del capofamiglia in particolar modo, sembra sostituirsi un pizzico di speranza nel momento cui viene prospettata la possibilità di ottenere un consistente risarcimento da parte dello Stato per le vittime innocenti della mafia. Il risarcimento pur ottenuto tarda a materializzarsi, ma Nicola e famiglia iniziano a spendere e fare una marea di debiti con un usuraio. Quando arriveranno i soldi, degli originari 220 milioni ne rimarranno solo 80, che il pessimo Nicola deciderà, supportato alla lunga da tutto il nucleo familiare, di investire in una fantastica  e inutile Mercedes nera, che presto diventerà la sua unica ragione di vita e che lo porterà dritto nella tomba.

Anche se nella pellicola di Scola l’ambientazione era quella delle baraccopoli e del sottoproletariato pugliese-romano degli anni 70, mentre in “E’ stato il figlio” ci troviamo catapultati nella squallida ma meno estrema periferia palermitana di  fine anni 80, il cinismo, l’egoismo,  la cafonaggine, la sporcizia e la bruttezza/ deformità dei personaggi che deflagrano nel momento più drammatico del film sono molto simili e vengono rese sostenibili agli occhi degli spettatori solo dalla chiave fortemente grottesca ed ironica che man mano il film assume. L’opera è proprio in questa seconda parte che acquisisce molto valore dopo una prima parte leggermente compassata. Gli interpreti infatti sono tutti bravissimi, tanto che per una volta Toni Servillo non primeggia in maniera assoluta, e merita da questo punto di vista una particolare menzione Nonna Rosa (Aurora Quattrocchi) e il suo splendido monologo finale. La fotografia scolorita è bellissima e permette a Ciprì di non utilizzare il suo classico bianco e nero e contemporaneamente di non allontanarsene troppo; alcune sequenze sono fortemente simboliche e metaforiche (la tv perennemente accesa che non trasmette mai nulla, il treno che simbolicamente investe Nicola mentre accetta le gravose condizioni del prestito usuraio); la colonna sonora utilizza un paio di canzoni di Nino D’Angelo, e di queste una (dimenticata perla del periodo “caschetto biondo” del cantattore napoletano) sembra porre ironicamente una domanda dubbiosa ai protagonisti del film prima che l’egoismo e l’individualismo più sfrenato esploda:  Chissà si me pienze?

Gianluca

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Gli equlibristi: un film decisamente italiano!

Gli equilibristi un film di Ivano De Matteo con Valerio Mastandrea e Barbora Bobulova.

Il ritratto di una famiglia borghese che a causa della separazione dei coniugi e del tracollo economico si rischia anche al perdità dell’umanità.

Un film che racconta i giorni d’oggi dove con 1200 euro al mese rischi di finire “sotto ad un ponte”. Questo il punto forte del film. Oserei dire anche l’unica trovata.

Non riesco a capire i dieci minuti d’applauso dei critici alla sezione orizzonti al festival di venezia 2012!

Un film triste, in tutto. Senza speranze. Una storia banale, uguale a tante altre.

Una Bobulova che cerca di fare la popolana senza riuscirci: sempre aristocratica resta. Mastrandrea si ritrova sempre nello stesso ruolo. Sè stesso.

Molto più interessanti i volti dei non protagonisti!

Interessante il racconto dei “nuovi poveri” questo si. Ma alal ricerca della felicità di Gabriele Muccino lo ha fatto decisamente meglio.

Questo pretende di essere il classiso film d’autore italiano che prorpio non può piacermi.

Eppure la sala, seppur piccola, era piena.  Il pubblico sessant’enne dell’Eden non molla. Guarda il film in silenzio e senza pop corn. Ma all’uscita solo sbuffate.

Speriamo vada meglio il prossimo film di De Matteo

Patricia

 

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Woody Allen si racconta!

Chi non ha mai riso nei film di woody Allen? Nessuno è impossibile non ridere. O almeno nei primi film di Woody. Beh siamoa rrivati a più di 40 film fino ad ora…lui dice “preferisco al quantità, uno l’anno, così prima o poi faccio un bel film!”. Finge umiltà o veramente non si è accorto di essere ormai uno dei registi che fa parte della storia del cinema? Osannato in Italia e in Francia e un po’ meno in America, dove vive. In questo documentario si racconta lui e ce lo raccontano i suoi amici, i parenti e i collaboratori. Ne esce esattamente il Woody che conosciamo. Nato comico, già a 16 anni scriveva battute per riviste  e radio. Fin quando decide di fare un film! Deluso dal suo prio film perchè “tutti ci emttono bocca e lui non è soddisfatto” decide che dal prossimo film deve avere IL POTERE ASSOLUTO. E così ha fatto per 40 anni. Gli attori lo descivono come un regista bravissimo, tollerante, che fa pochi ciak e che lascia molto liberi gli attori. Woody è tra i registi che ama girare ma non ama la post produzione: il montaggio. Scegliere le immagini migliori e come montare il film per lui è un delirio di dubbi.

Il filmmaker Robert Weide ha seguito per oltre un anno e mezzo la vita di questa leggenda del cinema per realizzare la più completa biografia, Woody Allen: A Documentary.

Non si scoprono poi tante novità, ma è bene che ci sia un documentario su di Lui! Grazie a Robert Weide!

Patricia

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Matteo Garrone: chi è?

Matteo Garrone è uno dei registi migliori che abbiamo sulla scena del cinema Italiano, e su questo non c’è dubbio!

I suoi film più conosciuti sono:

L’Imbalsamatore(2002) con cui si aggiudica il David di Donatello per la migliore sceneggiatura. Una storia in bilico tra il realismo e astrazione pittorica, un film noir indimenticabile.

Nel 2004 ci propone Primo Amore. Un film durissimo. Una storia dramamtica tratta dalla cronaca di un uomo ossessionato dalla magrezza femminile.  Un film che ti lascia un cattivissimo sapore. Ma che ti entra dentro e che non lo scordi più.

Nel 2008 raggiunge il grande pubblico con il suo film di successo Gomorra tatto dal libro-inchiesta di Roberto Saviano.

Il film vince il Grand Prix al Festival di Cannes, oltre che riconoscimenti di miglior film, regia, sceneggiatura, fotografie, interpretazione maschile agli European Film Awards e una nomination al Golden Globe.

Ed oggi nelle sale ci porta un altro film molto particolare Reality. La storia di un uomo che rimane intrappolato nel desiderio di partecipare al Grande Fratello, fino a farla diventare un’ossessione!

Garrone in tutti i suoi film tocca il tema dell’ossessione, non c’è dubbio. Inoltre fa una scelta molto difficile, soprattutto in Italia, sceglie sempre di mettere attori non famosi o addirittura come in Reality in uomo (Aniello Arena) che sconta la sua pena in carcere. Per altro un attore bravissimo. Garrone lo avrebbe voluto anche in Gomorra ma all’epoca non gli diedero il permesso….peccato!

La cosa che mi dispiace di più è che di Matteo Garrone per ora ce ne è solo uno!!!! Se ce ne fossero di più il cinema d’autore italiano sarebbe indubbiamente migliore!

 

 

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