HUNGER:UN PUGNO E TANTE MANGANELLATE NELLO STOMACO


Nel 2008 il Festival del Cinema di Cannes applaudiva questa coraggiosa opera prima di Steve McQueen, video-artista britannico dall’omonimia altisonante, e gli consegnava il prestigioso Camera D’Or. Molti commentatori presenti al Festival di Cannes che avevano avuto la fortuna di vedere il film gridarono al capolavoro. Il lungometraggio colpevolmente non fu mai distribuito nelle sale italiane. A quattro anni di distanza, grazie al buon riscontro di critica e pubblico che ha avuto “Shame” secondo lungometraggio del cineasta britannico, “Hunger” viene finalmente distribuito nelle sale italiane.

Il film, ambientato agli inizi degli anni ’80 nel carcere di Belfast, racconta, in maniera quanto mai asciutta e cruda, della lotta dei detenuti dell’IRA che per farsi riconoscere lo status di prigionieri politici inscenarono due clamorose proteste: prima uno sciopero dell’igiene e successivamente lo sciopero della fame che portò alla morte dell’ideologo dell’iniziativa Bobby Sands (interpretato da uno straordinario Fassbender protagonista anche del recente “Shame”) e di altri nove detenuti prima di arrivare ad un compromessp col governo inglese della lady di ferro, Margareth Tatcher.

Il film parla per immagini e suoni/rumori e sono questi elementi che si materializzano sullo schermo in maniera durissima e non risparmiano nulla allo spettatore. Dalle feci con cui i prigionieri imbrattano i muri delle loro misere celle alle successive opere di pulizia delle stesse, dalle violenze delle guardie carcerarie e della polizia inglese alle altrettanto tremenda rappresaglia dell’IRA a danno di uno dei carcerieri fino all’auto-violenza finale con cui Bobby Sands decide di sacrificare la sua vita sull’altare della sua giusta causa. Allo spettatore non resta che trattenere il fiato ed entrare nella sofferenza di quei tempi tremendi, in quei corpi denudati (che sembrano usciti da quadri di Caravaggio) e nel corpo di Fassbender martoriato dalla scelta di morire di fame (in inglese “Hunger” appunto).

Eppure in un film praticamente senza parole e in cui c’è il coraggio della lentezza è soprattutto una lunga sequenza parlata dal ritmo incalzante a lasciare ancor di più il segno. Sono i quindici minuti in cui Fassbender/Sands comunica al prete la sua irrevocabile decisione di inscenare l’ultima protesta che con tutta probabilità gli costerà la vita. Una scena ripresa quasi completamente con un’unica inquadratura fissa in un ambiente scarno, con i protagonisti ripresi in penombra di profilo, che sembra ribaltare tutte le prospettive stilistiche precedenti e successive a quel momento ma in cui si palesa la scelta estrema di Sands(Fassbender), cioè utilizzare, quando ormai tutto è perduto, il proprio corpo come ultima arma.

E lo spettatore accompagnerà il protagonista fino all’estremo momento. Continuando a osservare ciò che normalmente non vuole vedere. Come succede del resto durante tutto il film. E questo è un altro enorme merito di questo gioiellino firmato Steve McQueen.

Gianluca TheLord

1 Commento

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Una risposta a “HUNGER:UN PUGNO E TANTE MANGANELLATE NELLO STOMACO

  1. M

    Reblogged this on M for Maverick and commented:
    Ieri ho visto questo film.
    Rebloggo questa recensione perché descrive al meglio il film!

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