TO ROME WITH LOVE…MA SOLO CON QUELLO!


Woody Allen, rotto da qualche anno il cordone ombelicale che lo legava in maniera quasi ossessiva a Manatthan, dopo le escursioni a Venezia, Londra, Barcelona e Parigi…sbarca a Roma “with love” ma con risultati davvero pessimi, rappresentando il film uno dei punti più bassi della filmografia del regista americano. Eppure c’erano enormi potenzialità in questo progetto, e quindi enormi aspettative, tutte deluse. Dal ritorno di Allen davanti la macchina da presa (ultima volta da attore nel 2006 con “Scoop” e quindi per noi italiani era anche la prima volta senza il doppiaggio dello scomparso Oreste Lionello sostituito da Leo Gullotta), al cast di attori a dir poco sontuoso sia sul versante americano (Penelope Cruz, Alec Baldwin, Ellen “Juno” Page, Jesse “The Social Network” Eisenberg) che italiano (tra cui Benigni, Albanese, Scamarcio, Tiberi e la Mastronardi più una marea di piccoli camei di altri volti noti nostrani) fino alla location che mai era stata da ostacolo all’ispirazione dei cineasti in passato, anzi.  Il tutto sorprende ancora di più perchè parliamo di un film di Woody Allen , un cineasta che ha sempre diviso, ma che ha anche coniugato una notevole prolificità con una buona qualità media (con punte eccelse) e che anche di recente ha dimostrato di essere tutt’altro che a corto di ispirazione, come dimostra il recente Oscar vinto per la sceneggiatura di “Midnight in Paris”.

Eppure il film non c’è. Non c’è sceneggiatura, non ci sono battute memorabili, gli stessi attori sembrano quasi dimessi. Gli episodi e le vicende raccontate sono tutte o banali di partenza o anche quando di partenza hanno quel tocco di originalità (l’episodio di Benigni) hanno uno sviluppo che le banalizza immediatamente. Inutile soffermarsi sulle trame dei vari episodi tutti pasticciati e tirati per i capelli, oserei dire affrettati. Perchè scocchi l’amore tra la Page e Eisenberg è un mistero. Perchè Baldwin improvvisamente diventi una specie di grillo parlante è un arcano (peraltro espediente narrativo già più volte utilizzato da Allen in tanti film diretti o interpretati). E poi luoghi comuni cinematografici da perderne il conto (la prostituta e il ladro dal cuore d’oro, l’attore che seduce l’ammiratrice, Benigni che si cala i pantaloni). Infine una Roma quanto mai a consumo del turismo internazionale e quindi oleografica è quella che ci viene consegnata da Allen che non dimentica di filmare nessuno dei posti turistici per eccellenza (gli unici contenti alla fine della visione del film dovrebbero essere quelli impegnati in maniera diretta o indiretta nel comparto turistico della Capitale) nè di sguazzare in altri luoghi comuni romani e italici: Volare, Arrivederci Roma, il vigile che ci fa da Cicerone (e ovviamente provoca un incidente all’incrocio), persone che gesticolano in maniera eccessiva (la scena con mani in primo piano che danno indicazioni l’abbiamo vista uguale quasi trentanni fà in “Così parlò Bellavista”).

Insomma nulla si salva, e quando finalmente dopo quasi due ore appaiono i titoli di coda, si respira un generale senso di liberazione.

Gianluca TheLord

2 commenti

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2 risposte a “TO ROME WITH LOVE…MA SOLO CON QUELLO!

  1. Eppure il fatto che ci si scagli con intento denigratorio proprio contro il film di Woody Allen che ci riguarda più da vicino fa sorgere dei legittimi dubbi sull’oggettività di tale critica e fa sorgere dubbi peggiori ancora verso il fatto che probabilmente la poetica di Allen non l’abbiamo mai capita, solamente tollerata e interpretata come ci faceva più comodo.

    Per chi non avesse capito il film consiglio una seconda visione (senza partire prevenuti possibilmente), o almeno la lettura di questo magnifico post su mymovies: http://www.mymovies.it/film/2012/bopdecameron/forum/?id=629377

  2. Gianluca TheLord

    Gentile lettore,
    innanzitutto la ringrazio per il suo intervento ancorchè avverso. Un blog in cui si parla e discute di cinema è più bello e vivo quando ci sono opinioni e pareri divergenti.
    Detto questo voglio rimarcare che la mia opinione (o recensione che dir si voglia) è naturalmente soggettiva. Lo è la mia, lo è la sua, lo è quella dei critici, lo è quella di Patanìa. Non posso condivedere l’accusa di prevenzione o l’intento denigratorio. Se già ero in sala, dopo aver pagato regolare biglietto, a vedere il film vuol dire che non c’era prevenzione nè un aprioristico e masochistico bisogno di trovare che il film fosse brutto. Anzi in Allen normalmente ravvedo un punto di riferimento e non un facile bersaglio.
    Il discorso sulla poetica? Beh, ci mancherebbe, che un cineasta come Woody Allen avesse fatto un film privo di una sua poetica o di una sua significanza. E se lo stesso autore nella stragrande maggioranza dei film passati è riuscito a fare film belli (alcuni bellissimi) con una sua poetica di base, il problema evidentemente è di questo film. Ma il cercare un substrato di significati da solo non basta a giustificare un film che non comunica con lo spettatore, anzi ne peggiora il giudizio, perchè si volevano dire delle cose ma le si sono espresse in termini cinematografici in maniera sbagliata. Ma se “2001:Odiessa nello spazio” non fosse stato quel capolavoro di linguaggio cinematografico che è, secondo lei, oggi ci staremmo ancora interrogando sui significati metafisci del monolito nero?

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