Un “Pollo alle Prugne” con qualche ingrediente di troppo


A quattro anni di distanza dal premiato e molto apprezzato cartoon movie “Persepolis”, torna la premiata coppia Satrapi-Paronnaud, con l’agrodolce “Pollo alle prugne”, opera seconda girata con attori in carne e ossa, presentato all’ultimo festival di Venezia.

La storia è quella del violinista iraniano Nasser Alì (interpretato dall’ottimo Mathieu Almaric già apprezzato nel bellissimo “Lo scafandro e la farfalla”), un uomo che, tormentato dal ricordo di una storia d’amore finita male e angustiato da una moglie non amata, vede distrutto durante una lite il suo vecchio violino, l’unico oggetto capace di accendere in lui ancora qualche emozione. A questo punto falliti gli ultimi tentativi di trovare uno strumento sostituto all’altezza, decide di mettersi a letto aspettando di morire di inedia.

Diciamo subito che il film appare meno compatto e riuscito rispetto al precedente, in quanto alterna una quantità di piani narrativi e stili e trovate, che se in alcuni casi sorprendono, in altri disorientano. La narrazione del film infatti è tutt’altro che lineare: flash back e flash forward come se piovessero, sequenze girate in stile sit-com americana alternate ad altre oniriche di felliniana memoria, humor nero e perle di saggezza, ambientazioni e atmosfere che ricordano un pò Burton, un pò Jeunet, un pò Wes Anderson (e un pò tanti altri).

Non mancano momenti riusciti: l’humour delle scene che vedono protagonista il ragazzino terribile figlio di Nasser, i dieci minuti finali (solo scene e musica) e soprattutto il breve cartoon (in stile “Persepolis”) con cui la Morte racconta una storia che fa capire a Nasser Alì che ormai è troppo tardi per tornare indietro. Ecco probabilmente dopo aver visto questo piccolo magico episodio solo animato ci si chiede perchè il film non sia stato realizzato completamente come cartoon, e non come un film vero che tuttavia sembra un cartoon. La risposta ce la daranno probabilmente la coppia di registi nelle opere future. Il talento visionario e lo stile ci sono, e sono anche abbondanti. Forse non bisogna abusarne.

Gianluca TheLord

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