MARIGOLD HOTEL, TERZA ETA’ ALLA RISCOSSA E STEREOTIPI


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Sette pensionati inglesi, per motivazioni diverse, danno una sterzata decisa alla propria vita e si trasfericono a Jaipur in India dove li dovrebbe aspettare un Hotel da favola; in realtà l’hotel si presenta molto meno accogliente del previsto, così come l’impatto con l’India comporta uno shock a cui i protagonisti della vicenda reagiscono nelle maniere più disparate.

Il primo merito del film è senza dubbio quello di rendere protagonista un tema (e una fascia d’età) che molto raramente lo è al cinema: la terza età. Tema per sua natura non particolarmente gradito ai ciruiti commerciali del cinema (infatti sono passati quasi trent’anni da Cocoon e una ventina da “La casa del sorriso” di Ferreri Orso d’oro a Berlino nel 1991).
Altro merito del film è l’incredibile cast di attori tutti veterani del cinema inglese: da Judi Dench a Bill Nighy, da Maggie Smith a Ronald Pickup, da Tom Wilkinson a Penelope Wilton. Tutti in gran forma, con rughe in primissimo piano, e in alcuni momenti capaci di battute davvero fulminanti.
Il rischio più grande di questo tipo di operazione era quello dello stereotipo, e nè il regista, John “Shakespeare in Love” Madden, nè la sceneggiatura fanno niente per evitarlo…anzi. Così sia il campionario umano degli anziani (la vedova in cerca di un riscatto, la coppia in crisi latente da anni pronta a “scoppiare”, la vecchia avara e razzista ma dal cuore d’oro pronta a riscattarsi nelle parti finali del film, il playboy e la mangiatrice di uomini che non si rassegnano alla vecchiaia, il gay con vicende irrisolte) sia le sfaccettature della società indiana con le sue contraddizioni (il conflitto tra India tradizionale e moderna) vengono proposte in maniera alquanto prevedibile così come alcuni snodi di sceneggiatura appaiono francamente affrettati e tirati per i capelli. Sicuramente dal materiale umano e anche dall’argomento ci si poteva aspettare qualche graffio in più, ma il film sembra non volersi allontanare dalle logiche del Box Office (infatti il film in patria è stato un blockbuster) e dal genere Commedia British condita da spruzzate di malinconia ed esotismo campione d’incassi alla “The millionaire”, sensazione peraltro più che confermata dalla scelta di puntare come protagonista “indigeno” su quel Dev Patel che del pluripremiato film di Danny Boyle era il protagonista.
Insomma la sensazione è quella di in un film carino ma irrisolto e che probabilmente ricorderò non tanto per i suoi meriti artistici ma per essere stata un’occasione di fare “buon” cinema mancata.
Gianluca The Lord

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di | 10 aprile 2012 · 15:01

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