Notizie da Cannes:noi ci siamo!


(foto di Sasakee)

Sono a Cannes da due giorni e mi sento già a casa. A forza di perdermi sistematicamente ovunque, in 24 ore ho imparato tutto. Ieri ho addirittura dato informazioni alla signorina dell’ufficio informazioni. Per il resto la giornata si svolge più o meno come un unica continua corsa da una sala all’altra, il più delle volte perché la sala precedente era piena. Nello stand dove offrono il caffè ho già provato 6 gusti diversi di nespresso. A me sembrano tutti uguali! Comunque decisamente meglio del brodino francese.

Finora non c’é ancora stato il colpo di fulmine… cinematografico. Sarebbe a dire che non mi sono ancora innamorato di un film. Ce ne sono stati di originali (L’etrange cas d’Angelica di De Oliveira), di ben recitati (Mardi, apres Noel di Radu Muntean), di sublimemente estetici (Little baby, Jesus of Flandr del 24enne!! Gust Van den Berghe). Nessuno, all’uscita, mi ha lasciato quel senso di sazietà che solo le buone storie riescono a regalare. Non resta che aspettare.

In compenso il panorama antropologico della croisette è dei migliori. Il festival è un ritrovo di persone improbabili. Alcune più raffinate di quanto il loro badge non richieda. Altre simpaticamente volgari, ma mai scortesi. Davanti al palais du Cinema uno stuolo di ragazzi in smoking e ragazze in abito da sera reggono cartelli scritti a mano in cui implorano un invito per le lussuose proiezioni delle 19:30 e 22:30. Elemosinare inviti a Cannes è un arte. C’è chi ci prova con ironia. Il migliore è stato un ragazzo americano con questo messaggio: sono disoccupato e ho 5 figli da sfamare, per favore datemi un invito.

Camminando per strada verso una sala mi accorgo che di fronte alla passerella del palazzo del cinema c’é ammucchiata una serie di scale. Proprio le scale pieghevoli di metallo del vostro muratore di fiducia. Sedute sui primi gradini, delle signore pacchianotte si riparano con ombrellini variopinti dal cocente sole delle 14h30. Cosa fanno? Aspettano che 5 ore dopo Michael Duglas passi a pochi metri dalle loro scale e resti a sorridere per 5 minuti sulla passerella prima di entrare nel Grand Theatre Lumiere. Fantastico! Pensare che io l’avevo appena scontrato 15 minuti prima, insieme ad Oliver Stone, all’uscita dalla conferenza stampa tra fiotti di giornalisti urlanti.

Quello che adoro del cinema è anche questo. Non certo il delirio di povere creature annoiate, ma la capacità di dare valore alle persone, alla presenza. Una volta tanto si deifica l’essere e non l’avere. E se per essere felici basta contemplare 5 minuti Michael Douglas dalla cima di una scaletta da muratore, ben vengano le scale e gli ombrelli. Sempre meglio che vederlo in tv.

P.s Dove finiscono le scale la notte? Le attaccano con le catene alla ringhiera!! Tipo scooter! Geniale.

Dal nostro inviato

Riccardo Centola

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