Dal nostro Inviato a Cannes: Lo strano caso di Angelica


Prime Impressioni : Un certaine regard.
L’ultimo film di Manoel de Oliveira “Lo strano caso di Angelica” non potrebbe che essere portoghese. È una storia di fantasmi e Lisbona è la città più ectoplasmatica della letteratura europea, a partire dalle meditazioni di Fernando Pessoa fino alle passeggiate del “Requiem” di Tabucchi.
Una storia originale: un giovane fotografo viene chiamato a scattare delle fotografie di una ragazza morta -Angelica-  prima dell’interramento. Il fotografo comincia ad essere turbato dall’immagine serena di Angelica. Viene visitato in sogno dal suo fantasma in scena suggestiva con forti richiami alle atmosfere di Chagall. Un fantasma così dolce che il fotografo se ne innamora. La storia di fantasmi diviene una storia d’amore carica di situazioni surreali e ironiche. Non sarò certo io a svelarvi il finale.
Manoel de Oliveira, classe 1908, invecchia molto meglio di tanti altri registi, e i suoi 102 anni non gli impediscono di creare ancora atmosfere che incantano e esprimono un’eleganza d’altri tempi. La chiave del realismo magico funziona, e malgrado la lentezza di alcune sequenze le inquadrature non indugiano in modo sadico (come in altri suoi film), ma scorrono con sorprendente piacevolezza.

Forse, passato il secolo, il dinosauro portoghese ha imparato a non prendersi troppo sul serio.

Direttamente da Cannes il vostro

Riccardo centola

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